05 Oct, 2026 - 12:00

Vaccino a mRNA contro il melanoma, il prof. Ascierto: “Così insegniamo al sistema immunitario a colpire il tumore”

Vaccino a mRNA contro il melanoma, il prof. Ascierto: “Così insegniamo al sistema immunitario a colpire il tumore”

Un vaccino terapeutico personalizzato a mRNA è il nuovo passo avanti nella lotta al melanoma. La tecnologia, diventata nota al grande pubblico durante la pandemia di Covid-19, viene studiata anche in oncologia per aiutare il sistema immunitario a riconoscere e colpire le cellule tumorali.

A spiegare il funzionamento di questa nuova strategia è il professor Paolo Antonio Ascierto, ordinario di oncologia dell’Università Federico II di Napoli e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma e Immunoterapia dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli.

Come funziona il vaccino personalizzato a mRNA? La parola al prof. Ascierto

Qual è il funzionamento di un vccino a RNA messaggero e perché rappresenta una rivoluzione? "La tecnologia consente di sviluppare vaccini con antigeni specifici del tumore: ecco perché si parla di vaccino personalizzato. A differenza di quanto avviene con il Covid, dove è preventivo della malattia, qui non previene il melanoma, ma lo cura. Si parla quindi di vaccino terapeutico" spiega il prof. Ascierto.

La preparazione avviene utilizzando il tessuto tumorale viene analizzato in laboratorio e il suo DNA viene confrontato con quello del paziente, ricavato attraverso un prelievo di sangue. 

"Dal confronto emergono i geni tipici del tumore, che producono i neoantigeni, cioè le sostanze che il sistema immunitario riconosce come estranee", sottolinea.

A questo punto entra in gioco anche l’intelligenza artificiale, che aiuta a selezionare le componenti più adatte a stimolare una risposta immunitaria. "Vengono selezionati dal DNA tumorale i 34 neoantigeni più immunogeni, cioè quelli in grado di dare una risposta immunitaria maggiore rispetto agli altri. Dal DNA degli antigeni viene costruito l’RNA messaggero che diventa parte del vaccino", afferma l'esperto.

Il preparato viene quindi somministrato insieme all’immunoterapia. "Utilizzando proteine tipiche di quel tumore, in questo caso il melanoma, e di quel paziente, la risposta immunitaria sarà più precisa. Attraverso questo vaccino personalizzato forniamo al sistema immunitario l’identikit del melanoma e delle sue cellule. Il sistema immunitario viene indirizzato verso quelle cellule e va ad aggredirle".

A chi è destinato e quali risultati può offrire

Il vaccino a mRNA è pensato soprattutto per chi è ad alto rischio di recidiva.

"Sono pazienti che avevano metastasi ai linfonodi e che sono stati operati, oppure pazienti con un melanoma molto spesso, quindi ad alto rischio, ma che dopo l’intervento non mostrano segni di malattia. Potrebbero però avere cellule circolanti invisibili. Ecco perché li trattiamo" spiega il prof. Paolo Ascierto.

La terapia viene quindi utilizzata in una fase successiva all’intervento chirurgico, con l’obiettivo di ridurre il rischio che il tumore possa ripresentarsi, oppure che sviluppi metastasi. Il vaccino non sostituisce necessariamente l’immunoterapia, ma viene associato ai trattamenti già utilizzati.

"I dati che abbiamo visto nello studio erano in qualche modo attesi, perché uno studio precedente di fase 2 aveva già mostrato un impatto importante del vaccino in associazione all’immunoterapia. Con l’immunoterapia sappiamo già che si riduce il numero delle recidive. Aggiungendo il vaccino alziamo ulteriormente l’asticella".

Cosa può realisticamente aspettarsi un paziente da questa tecnologia? Secondo l'oncologo, il messaggio deve essere realistico, ma anche positivo. "Spiegherei al paziente che questo trattamento può dargli un beneficio e quindi una maggiore probabilità di guarire".

Gli studi su pazienti con metastasi

Il professor Ascierto evidenzia inoltre che sono in corso studi su pazienti che presentano già metastasi. In questi casi la terapia personalizzata a RNA messaggero viene valutata sempre in combinazione con l’immunoterapia, per capire se possa aumentarne l’efficacia. Esistono anche sperimentazioni con vaccini non personalizzati, costruiti cioè utilizzando antigeni comuni a un determinato tumore. "Un filone in espansione", sottolinea.

Un vaccino preventivo contro le neoplasie, destinato alla popolazione generale, è un progetto "complicato". "Dovremmo innanzitutto avere antigeni uguali per tutti i tumori, e al momento non li abbiamo. È quindi qualcosa di molto futuristico".

Esistono però alcune condizioni genetiche caratterizzate da un’elevata probabilità di sviluppare tumori, nei confronti delle quali sono in corso sperimentazioni con vaccini preventivi. "Parlo, per esempio, della sindrome di Lynch, nella quale c’è un’elevata incidenza di tumori intestinali. Anche in questo ambito ci sono segnali positivi", afferma Paolo Ascierto.

La ricerca oncologica e la prevenzione

Un'altra caratteristica dei vaccini a mRNA è che possono essere utilizzati non solo contro il melanoma, ma anche contro altri tipi di tumori. "Al momento ci sono studi in sperimentazione nei tumori del polmone, del rene e della vescica. Abbiamo visto anche sperimentazioni nei tumori del pancreas e della mammella. È un campo che verrà sicuramente ampliato e nel quale ci saranno molte nuove sperimentazioni".

Secondo il professor Ascierto, la ricerca oncologica sta attraversando una fase di forte sviluppo, a una velocità che fino a poco tempo fa sarebbe stata “impensabile”. I vaccini personalizzati si inseriscono in un quadro più ampio, che comprende nuove forme di immunoterapia, farmaci mirati e terapie cellulari.

"L’immunoterapia è stata già una rivoluzione. Quella dei vaccini è una rivoluzione nella rivoluzione, perché fa parte dell’immunoterapia. Abbiamo anche nuovi farmaci interessanti, come gli ADC, cioè anticorpi monoclonali che portano un chemioterapico direttamente al bersaglio", sottolinea.

Il professore cita anche altre strategie in fase di sviluppo: "Ci sono farmaci capaci di indirizzare il sistema immunitario direttamente verso il tumore. Ci sono poi le CAR-T, cioè le terapie cellulari.  Avremo novità mese dopo mese e cercheremo di innalzare sempre di più l’asticella dei pazienti che possono beneficiare dei trattamenti e guarire".

In attesa dei progressi della ricerca, resta essenziale la prevenzione. Per il melanoma, una delle principali raccomandazioni riguarda l’esposizione al sole.

"Il sole emette radiazioni ultraviolette, che sono cancerogene. Dobbiamo evitare la sovraesposizione, soprattutto nelle ore in cui l’intensità è maggiore, e utilizzare una protezione solare superiore a 50, da applicare ogni due ore e dopo ogni bagno", raccomanda Ascierto.

Particolare attenzione deve essere riservata alle scottature, soprattutto quando si verificano durante l’infanzia o si ripetono nel tempo. "Le scottature indicano che i raggi ultravioletti hanno raggiunto le cellule e provocato un danno. La pelle ha memoria: scottatura dopo scottatura, i danni si accumulano e questo può aumentare il rischio di sviluppare il melanoma".

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