03 Oct, 2026 - 13:33

I DCA per i ragazzi sono un tabù? Cosa si nasconde dietro la taglia 26 di Tony Effe

I DCA per i ragazzi sono un tabù? Cosa si nasconde dietro la taglia 26 di Tony Effe

Nella società di oggi alcuni argomenti piuttosto delicati sono ancora un tabù. Alcuni di questi sembrano avere addirittura un genere. Perché quando, in generale, si parla di corpi e canoni estetici sembra che il discorso sia declinato solo al femminile? Di riflesso, quando si parla di disturbi del comportamento alimentare, l’argomento spesso pare riguardare solo le donne, in particolare le più giovani. E invece anche i ragazzi ne soffrono, molto più di quanto siamo abituati a pensare in realtà. È un fenomeno complesso, con mille sfaccettature, che al giorno d’oggi ha inevitabilmente a che fare anche con i social. 

Di recente le parole di Tony Effe sulle diete, i carboidrati e la sua taglia di jeans hanno acceso una polemica su Instagram. Nonostante poi il trapper si sia scusato, è inevitabile riflettere sul fatto che certi argomenti hanno un peso, possono avere conseguenze soprattutto sui più giovani, a maggior ragione se a parlare è un loro idolo. 

Le parole di Tony Effe sulla taglia dei suoi jeans hanno acceso una polemica sui social 

Nell’Anno Domini 2026 una taglia di un capo d’abbigliamento dovrebbe essere solo un numero. Una taglia non dovrebbe definire chi siamo, non dovrebbe far sentire nessuno a disagio con il proprio corpo. Purtroppo però, non è ancora così per tutti.

Qualche giorno fa su Instagram Tony Effe ha espresso la sua gioia di indossare un paio di jeans da donna nella taglia 26, in occasione della sfilata di Diesel per la Milano Fashion Week 2026. 

Il trapper, da tempo impegnato in un percorso di ridefinizione fisica, tra diete e allenamenti, ha sottolineato con orgoglio di essere riuscito ad entrare in una taglia 26 da donna (equivalente a una taglia 38/40 italiana). Poi si è lasciato scappare una provocazione, affermando: “Schiavi del cibo, schiavi dei carboidrati e degli zuccheri”.

Le sue parole in poco tempo hanno fatto il giro del web e tanti utenti non ci hanno riso sopra. Dopo questa affermazione è nata una polemica, derivante dal fatto che messaggi simili potrebbero creare non pochi problemi a livello psicologico, soprattutto nei più giovani (la fetta di pubblico che maggiormente segue Tony Effe).

Ovviamente non basta una taglia per parlare di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, né un video sui social. Alcune parole però nascondono un peso importante, che può dare vita a un fenomeno più ampio.

Anche i ragazzi soffrono di DCA, ma perché nessuno ne parla?

Perché quando si parla di disturbi del comportamento alimentare o, in generale, di rapporti problematici con il cibo, con il peso e con il proprio corpo si pensa automaticamente alle donne e in particolare alle ragazze?

I DCA riguardano anche il mondo maschile e colpiscono sia i ragazzi che gli adulti, ma hanno una diagnosi solitamente tardiva e vengono meno raccontati dai diretti interessati. Che sia per vergogna, imbarazzo nel chiedere aiuto o stereotipi sul culto del “macho” nella società, alla fine sembra che queste problematiche tra i maschi debbano restare sepolte, come un vero e proprio tabù. Come se ammettere di soffrire e di avere un problema fosse una sconfitta da evitare a tutti i costi, perché andrebbe ad intaccare quell’immagine innaturale e disumana dell’“uomo perfetto che non deve chiedere mai” e che non può mostrarsi mai fragile. E non è raro che questa mentalità resti inculcata nelle menti dei giovani.

Ma anoressia, bulimia e tutti gli altri disturbi del comportamento alimentare non hanno genere. Non sono condizioni prettamente “femminili”. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i “Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione sono sindromi psichiatriche caratterizzate da un persistente disturbo dell’alimentazione o da comportamenti connessi all’alimentazione che determinano un alterato consumo di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica e/o il funzionamento psicosociale". 

Spesso quindi si manifestano in età giovanile, hanno un decorso complesso e un forte impatto sulla vita sociale di chi ne soffre, uomo o donna, ragazzo o ragazza che sia.

Nonostante tutto, i pregiudizi e gli stereotipi resistono e, ancora oggi, per molti l’immagine più comune quando si pensa a questi temi è quella della ragazza che rifiuta il cibo perché vuole dimagrire. Così, dall’immaginario collettivo vengono lasciati fuori tutti gli altri casi, reali tanto quanto l’esempio.

Non è raro che i ragazzi nell’età dello sviluppo siano ossessionati dai muscoli e dall’allenamento; crescendo, in alcuni casi, arrivano la conta delle calorie, il desiderio di mettere massa e definizione, i digiuni forzati e l’uso incontrollato di integratori e altre sostanze.

Al contrario di molte ragazze, nei maschi, più che il desiderio di diventare magri c’è quello di essere muscolosi, forti, in modo da rispondere agli stereotipi che offre la società.

Le statistiche raccontano un’emergenza invisibile

Le statistiche confermano che i DCA riguardano anche gli uomini e in particolare i ragazzi. Secondo la National Eating Disorders Association, circa una persona su tre con disturbo alimentare è un maschio; la prevalenza stimata nell’arco della vita è inferiore rispetto a quella femminile, ma resta comunque significativa.

I dati più complessi da interpretare sono senza dubbio quelli che nemmeno compaiono nelle statistiche. La diagnosi nei maschi è spesso tardiva, perché prima di riconoscere il problema, bisogna oltrepassare due ostacoli: in primo luogo, la concezione che i DCA affliggano solo le donne, e poi - non meno importante - la paura del giudizio, di essere percepiti meno virili degli altri. 

Anche in Italia i dati disponibili mostrano una situazione complessa. Il Ministero della Salute ha rilevato che gli adulti assistiti per disturbi alimentari dai Dipartimenti di salute mentale sono aumentati a 12.032 nel 2021, rispetto ai diecimila nel 2019. Anche gli accessi al pronto soccorso, nello stesso periodo, sono saliti da 3.023 a 3.245.

Sempre nel nostro Paese, alcuni dati riportano che sono circa il 10% i ragazzini, nell’età compresa tra i 12 e i 17 anni, a soffrire di DCA. Altre stime sulla componente maschile oscillano tra il 25% e il 40%, a seconda dei diversi disturbi presi in analisi e dei criteri utilizzati.

I numeri, seppur importanti per restituire, almeno in parte, una fotografia della realtà, restano solo numeri e c’è bisogno di sostegno delle istituzioni, di strutture ospedaliere idonee, di percorsi psicologici e di una maggiore conoscenza a livello culturale, insomma un insieme di strumenti che aiutino i ragazzi e le loro famiglie ad affrontare questo tipo di situazioni.  

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