Da un anno Michele Dall’Arno non vede più i suoi tre figli piccoli, rapiti in Giappone dalla ex-moglie. Non ci riesce perché nel Paese asiatico la sottrazione minorile è accettata dalla società e tollerata dal sistema giuridico come mezzo legale valido per l’affidamento dei bambini nei procedimenti di separazione o divorzio.
È il 31 ottobre 2025 quando l’uomo, fisico teorico a Toyohashi, rincasa dopo giorni di convegni accademici fuori città, scoprendo che i figli sono stati portati via dalla compagna. Da allora, ogni tentativo informale, ufficiale o diplomatico è vano. Michele abbandona il Giappone, la carriera scientifica e inizia la battaglia per tornare un giorno a vivere e crescere i propri figli «anche con la madre», spiega.
A causa di una serie di norme consuetudinarie, introdotte nel XIX secolo, durante il periodo Meiji, a uno dei due genitori, di solito alla madre, è consentito sottrarre via i figli a seguito di separazione, chiudendo ogni possibile relazione con l’altro genitore.
Ogni anno il fenomeno coinvolge oltre 150mila minori in tutto il Giappone, che di fatto non riconosce l’affidamento condiviso come strumento di tutela minorile né genitoriale. Si tratta di un’eccezione unica al mondo in materia, che vìola il diritto internazionale e straccia documenti come la Convenzione dell’Aja sugli “aspetti civili della sottrazione internazionale dei minori”, firmata dallo stesso Giappone.
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