Nel 2026 tutto il mondo parla dei Pokémon. A dire la verità, sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando le carte del marchio giapponese invadevano le edicole di tutto il mondo. Quegli anni sono ben lontani, ma l’appeal dei Pokémon non è mai venuto meno. Anzi, per certi versi sembra aumentare con lo scorrere del tempo.
In questi giorni è impossibile non accorgersene, dato che il 30esimo anniversario ha scatenato una vera corsa per aggiudicarsi set e pacchetti in edizione limitata. In alcuni casi si tratta di puro collezionismo, in altri di una sorta di investimento.
Le carte Pokémon sono diventate un vero e proprio asset finanziario: basti pensare che, soltanto pochi mesi fa, lo youtuber Logan Paul ha venduto la rarissima “Pikachu Illustrator” per 16,5 milioni di euro dopo averla acquistata nel 2021 per 5,3 milioni. Questione di soldi o di passione, ma in ogni caso l’azienda creata nel 1996 da Satoshi Tajiri continua a volare.
La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un fenomeno mondiale che non riguarda più soltanto il gioco di carte. E la conferma arriva direttamente dai Giochi Asiatici, che si sono svolti in Giappone dal 19 settembre al 4 ottobre. Per la prima volta nella storia Pokémon Unite, videogioco sviluppato nel 2021 per Nintendo Switch, iOS e Android, è entrato nella competizione internazionale all’interno della categoria eSports.
Scontato dire che la medaglia d’oro è andata proprio ai giapponesi, che hanno trionfato davanti Indonesia e Corea del Sud, salendo sul podio proprio come in una Olimpiade. Il risultato ha dato a Pokémon una visibilità diversa da quella garantita dal semplice mercato delle carte o dai videogiochi. Per la prima volta il marchio è entrato in un contesto multisportivo internazionale, condividendo lo stesso palcoscenico con discipline e competizioni ormai consolidate.
D’altronde i Giochi Asiatici, che si tengono ogni quattro anni, hanno una risonanza mondiale e il fatto che il marchio Pokémon sia riuscito a entrare negli eSports testimonia il momento d’oro di Pikachu e colleghi. Sullo sfondo c’è anche una scelta e un interesse nazionale. Pokémon Unite è un videogioco molto popolare, ma non certo paragonabile a colossi del calibro di League of Legends.
Anche per questo il Giappone ha approfittato dei Giochi casalinghi per metterlo in mostra e garantirgli una cassa di risonanza internazionale. Un primo passo per introdurlo anche in Europa e America, con l’obiettivo di rendere quella di Pokémon una presenza fissa nel mondo dello sport.
Questa strada era impossibile da percorrere attraverso le carte, dato che, nonostante il Pokémon TCG sia molto più conosciuto del videogioco, i giochi di carte collezionabili non hanno mai trovato spazio nelle grandi manifestazioni sportive. Gli eSport hanno aperto uno spiraglio e il marchio Pokémon è stato bravo a cogliere l’occasione. Ciò non vuol dire che il core business si sia spostato, dato che le carte continuano a essere l’essenza del marchio giapponese e la prima fonte di guadagno.
Non a caso, così come nel resto del mondo, anche in Italia è in arrivo una partnership con McDonald’s che promette di arricchire ulteriormente le casse dell’azienda nipponica e creare altre prospettive. Ma con il mercato sempre più in crescita e le recenti nuove conquiste, il punto non è più chiedersi dove siano arrivati i Pokémon, ma dove possano ancora arrivare.