Le piattaforme di e-commerce come Amazon garantiscono consegne rapide e tracciabili: ordiniamo e nel giro di poche ore il pacco arriva a casa. Ma il prezzo di questo sistema efficiente e veloce spesso è pagato dai lavoratori ed è incompatibile con la sicurezza su strada.
Nel caso di Amazon, l’azienda non assume direttamente i driver che consegnano i suoi pacchi. Li esternalizza attraverso i DSP, vale a dire i Delivery Service Partner, piccole srl intermediarie che assumono formalmente i lavoratori, pagano gli stipendi e li gestiscono sul piano contrattuale.
Il paradosso è però strutturale, perché i lavoratori ricevono lo stipendio dall'appaltatrice, ma operano interamente dentro i sistemi Amazon, con app proprietaria, algoritmi che assegnano i percorsi e parametri di performance che misurano ogni consegna.
È su questo punto che si gioca la partita legale. L'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (L. 300/1970) vieta l'interposizione fittizia di manodopera. La domanda, ancora aperta, è se il livello di controllo esercitato da Amazon sui DSP configuri esattamente questo. In Francia la Corte di Cassazione ha già riconosciuto in alcuni casi un rapporto diretto tra piattaforma e lavoratore.
Anche nel nostro Paese qualcosa comincia a muoversi. Al momento, a Pisa, il sindacato di base MULTI sta provando a muoversi contro la ditta che lavora come appaltatrice per Amazon, denunciando forti pressioni sui driver che mettono a rischio lavoratori e chiunque si trovi per strada. Si tratta di una modalità seguita anche dai lavoratori di Uber in UK, dove la trasformazione da caso individuale a fenomeno collettivo è avvenuta attraverso l'accumulo di vertenze simili, non attraverso un'unica causa simbolica.
Nel frattempo, il 23 luglio 2024 la Guardia di Finanza di Milano ha eseguito un sequestro preventivo d'urgenza da 121 milioni di euro a carico della filiale italiana di Amazon, nell'ambito di un'inchiesta dei PM Paolo Storari e Valentina Mondovì. L'indagine copre il periodo 2017-2022 e contesta il meccanismo dei cosiddetti "serbatoi di manodopera": grandi aziende che abbassano il costo del lavoro appaltando la logistica a cooperative e società filtro in modo irregolare. Amazon ha contestato l'impostazione della Procura e ha definito le azioni della magistratura "sproporzionate". Al momento però non c’è sentenza.
Eppure i lavoratori raccontano di sentirsi a tutti gli effetti dei dipendenti Amazon e come tali pretendono tutele.