02 Nov, 2026 - 14:20

L'illusione oltre lo schermo: la storia di Francesca, vittima di una truffa affettiva online

L'illusione oltre lo schermo: la storia di Francesca, vittima di una truffa affettiva online

Francesca Tosto ha 53 anni. Originaria di Udine, vive da anni a Grado, in provincia di Gorizia, dove lavora come insegnante in una scuola primaria. Ai suoi alunni, racconta a Tag Magazine, cerca di trasmettere l’importanza di prestare attenzione ai rischi della rete, perché “oltre lo schermo non sai mai chi puoi trovare”. Due anni fa, proprio online, è rimasta coinvolta in una storia che ha stravolto la sua vita.

Un commento su Facebook, poi i contatti su Telegram: l’inizio della truffa

È il 9 luglio 2024. Francesca sta guardando Hawaii Five-0, la serie televisiva americana che ha per protagonista l’attore e produttore Alex O'Loughlin, quando, scorrendo tra i post di un gruppo Facebook dedicato ai suoi fan, lascia un commento di apprezzamento. Pochi minuti dopo riceve una risposta: qualcuno la ringrazia e le propone di continuare la conversazione su Telegram, una piattaforma presentata come “più riservata”.

Dall’altra parte dello schermo, l’interlocutore sostiene di essere proprio l’attore. All’inizio sembra tutto “normale”: non ci sono richieste strane, messaggi volgari, contenuti sessuali; solo attenzioni, parole gentili e lusinghiere. A Francesca fanno piacere, poiché, racconta, in quel momento sta attraversando una fase personale particolarmente difficile. “Dopo tanto tempo mi sentivo vista, valorizzata, importante”, ricorda.

Il dubbio - almeno inconscio - che qualcosa non torni, c’è fin dal principio: “Mi chiedevo come fosse possibile che una celebrità si interessasse a me, che ero una semplice fan, fino a cercarmi privatamente. Al tempo stesso, mi crogiolavo nel pensiero che quella vita fosse possibile. Adesso so che era tutta un’illusione”, ripercorre a posteriori. Quel mondo parallelo, l’avrebbe pian piano inglobata.

Il love bombing e il patto di sangue, poi la dipendenza emotiva ed economica

“Abbiamo iniziato a scriverci quotidianamente”, racconta Francesca. Per le prime due settimane, la conversazione è stata quella di due persone che si conoscono. Che si pensano. Poi sono arrivate le prime proposte: “Ha iniziato a dirmi che avrei potuto acquistare delle card particolari, delle vip card, per incontrarlo di persona”, ricorda la donna. Sono così iniziati i bonifici verso conti stranieri, anche lituani.

Poi i pagamenti attraverso carte regalo, come steam card o apple card, riscattate dall’interlocutore. “Alle richieste per le membership - che comunque non si concretizzavano mai - univa quelle per fantomatiche emergenze sanitarie. Mi disse che il figlio era malato ai polmoni, che aveva bisogno di cure, ossigeno, trasfusioni, e di un intervento, e che lui non poteva toccare il suo denaro, poiché era gestito dai manager”.

Le somme diventano sempre più importanti. “Se dovessi fare una stima, perché a un certo punto ho perso il conto, direi che si parla di almeno 16mila euro”, spiega Francesca. “Ho venduto tutto l’oro, l’argento che avevo; ho chiesto un finanziamento in posta, poi parte del mio fondo pensionistico, gravando anche sulla mia famiglia e sui miei figli”, spiega. “In quel periodo lui c’era a intermittenza: mi riempiva di attenzioni e poi all’improvviso spariva”.

“Ho scoperto dopo che, insieme al love bombing iniziale, è una tecnica utilizzata per creare dipendenza emotiva”, prosegue Francesca. “Sei sempre col telefono in mano che pensi: ‘Adesso arriverà la notifica’. Soprattutto, ti dai giustificazioni”. È nell’intreccio di aspettative, assenza e promesse che il coinvolgimento diventa più profondo, fino a trasformarsi in pericoloso attaccamento. “Mi convinse addirittura a firmare un ‘patto di sangue’, diceva che in quel modo saremmo stati più legati”.

In alto il patto di sangue firmato da Francesca Tosto

Riconoscere la manipolazione: il ruolo di chi riesce a guardare dall’esterno

Le settimane sono diventate mesi, poi anni. “Ogni volta che dovevamo incontrarci succedeva qualcosa e così alla fine non riuscivamo mai a vederci. Lui inventava ogni volta delle storie. Io da dentro non riuscivo a capire”, prosegue Francesca. “Quando ho iniziato a non avere più denaro da inviare, il suo tono è cambiato e alle dichiarazioni d’affetto sono subentrati ricatti e offese”.

Cosa che, unita all’isolamento familiare che le aveva creato attorno - anch’esso tipico della manipolazione - “mi ha fatto sentire una schifezza”. “Ero divisa tra la consapevolezza che qualcosa non funzionasse e la paura di perdere anche quella relazione; l’unica cosa che, almeno fino a un certo punto, mi aveva resa felice”. Francesca inizia a utilizzare Google Lens per verificare che le foto ricevute siano vere.

Nota le incongruenze e trova la forza di dire “no” alle pressanti richieste. “A fare la differenza è stato il confronto con persone che avevano vissuto esperienze analoghe”, incontrate attraverso l’associazione ACTA. “Non basta sentirsi dire da chi è esterno alla situazione: “Interrompi il rapporto”. Quando sei coinvolto, non ti rendi conto. Hai bisogno di qualcuno che ti mostri ciò che è reale”.

“All’inizio facevo talmente tanta fatica a tornare sui miei passi che quando mi veniva voglia di mandargli del denaro uscivo e acquistavo qualcosa per me stessa”. Dopo tanto tempo, riesce a ottenere dal suo interlocutore l’ammissione che aspettava: era tutta una truffa. Presenta una denuncia alla polizia postale, poi si rivolge anche ai carabinieri: non basta.

“Bloccavo un profilo e me ne scrivevano altri. Ma purtroppo non c’è ad oggi una legge specifica, che tuteli le vittime”, dice. E così non potrà mai riavere indietro il suo denaro. Né giustizia per ciò che le è successo: oltre al dolore di aver compreso di essere stata truffata, anche il giudizio, la vergogna, il senso di colpa che hanno accompagnato tutto.

Per questo ha deciso di raccontare la sua storia, scrivendo anche un libro che si intitola “Oltre il confine. Quando i sentimenti diventano una trappola”. “L’unica arma che ho è quella di far arrivare alla gente il reale pericolo. Puoi essere una persona con una forte autostima, preparata, studiata, benestante: loro bypassano queste strutture e ti colpiscono proprio dove sei più debole - conclude - Uscirne è possibile, ma prevenire è fondamentale”.  

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