01 Oct, 2026 - 10:00

Così la medicina ha svelato il mistero della morte della Venere di Botticelli

Così la medicina ha svelato il mistero della morte della Venere di Botticelli

Da quasi cinquant'anni guarda quadri e sculture con gli occhi dell’endocrinologo. Dove gli altri vedono solo capolavori artistici, Paolo Pozzilli - professore emerito di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Università Campus Bio-Medico di Roma, che affianca alla ricerca clinica un filone di studi in cui si incontrano medicina, arte e storia - individua i segni di possibili patologie. È successo con Artemisia Gentileschi, Cosimo de’ Medici e, più recentemente, con Simonetta Vespucci, musa di Botticelli, sulla cui morte, rimasta per oltre cinque secoli un mistero, ha firmato come senior author uno studio internazionale. “È un hobby di lavoro”, racconta a Tag24 Magazine.

Paolo Pozzilli e le patologie endocrine nascoste nelle opere d’arte

La ricerca su Simonetta Vespucci non rappresenta una parentesi eccentrica nella carriera di Pozzilli. Al contrario, si inserisce in un percorso iniziato subito dopo la laurea e proseguito parallelamente all’attività clinica e accademica.

“Ho pubblicato trenta lavori sulla patologia endocrina nell’arte”, spiega il professore. Il punto di partenza è l’analisi dei tratti fisici raffigurati in dipinti e sculture realizzati in secoli in cui molte diagnosi e cure non erano ancora possibili. 

“Si può osservare come cambiano i lineamenti del volto in presenza di squilibri ormonali”, aggiunge. Segnali che, incrociati con lettere, cronache e altri documenti storici, possono condurre a nuove interpretazioni anche a distanza di centinaia di anni, come accaduto nel caso di Simonetta.

L’intuizione davanti al ritratto di Simonetta Vespucci e lo studio

A ispirare l’indagine sulla nobildonna genovese è stata, nel 2016, una visita di Pozzilli al Victoria and Albert Museum di Londra, dove era stata allestita una mostra dedicata a Sandro Botticelli, con vari ritratti di Simonetta.

“In un quadro, la ‘Venere’ si toccava il capezzolo e dalla mammella usciva del latte”, racconta. Un particolare insolito, che lo spinse a interrogarsi sulla ragione per cui l’autore avesse scelto di rappresentarla in quel modo. Iniziò così a ricostruire la sua storia personale.

La giovane, sposata con Marco Vespucci, non aveva avuto figli. Dopo la sua morte, invece, il marito si era risposato ed era diventato padre. “Collegai la galattorrea - la secrezione di latte in assenza di una gravidanza o dell’allattamento - con le cause di sterilità”, spiega Pozzilli. 

Da quel primo indizio prese forma l’ipotesi di un prolattinoma, un tumore generalmente benigno dell’ipofisi - ghiandola situata alla base del cervello - capace di produrre quantità eccessive di prolattina, l’ormone che regola la produzione di latte.

“Cominciammo a studiare tutti i quadri di Simonetta, dai sedici fino ai ventidue, ventitré anni”, racconta il professore. Confrontando le immagini, il gruppo di ricerca individuò - anche grazie al coinvolgimento di ingegneri e all’utilizzo di algoritmi - cambiamenti progressivi nei lineamenti del suo volto: la mandibola appariva più pronunciata e gli zigomi presentavano una conformazione diversa.

“Pensammo che potesse esserci anche un’eccessiva produzione dell’ormone della crescita”, spiega Pozzilli. Si delineò quindi un quadro compatibile con un adenoma ipofisario secernente sia prolattina sia ormone della crescita, una condizione che avrebbe potuto spiegare contemporaneamente la galattorrea, l’infertilità e le modificazioni del volto.

Da questa prima indagine nacque lo studio del 2019, che lasciava però aperto l’interrogativo principale: quella patologia poteva aver provocato la morte di Simonetta, avvenuta all’età di appena ventitré anni?

La nuova ipotesi sulla morte della musa di Sandro Botticelli

Per provare a rispondere a quella domanda, Pozzilli e gli altri autori dello studio hanno proseguito le ricerche, concentrandosi questa volta sulle testimonianze relative agli ultimi giorni di vita di Simonetta.

Nella primavera del 1476, la giovane si ammalò gravemente. Le fonti dell’epoca parlano di forti dolori alla testa, vomito, febbre, perdita di coscienza e abbondanti emorragie dal naso. Di lì a poco sarebbe morta.

“In quel periodo, mentre partecipava a un ballo, ebbe un’epistassi molto importante e perse i sensi”, racconta il professore. I medici chiamati ad assisterla non erano concordi sulla natura del problema: uno riteneva che la giovane soffrisse di tisi, il termine con cui all’epoca veniva indicata la tubercolosi.

Un altro sosteneva invece che il sangue provenisse dal naso e non dai polmoni. Fu la prima interpretazione a imporsi e a essere tramandata nei secoli come causa della sua morte. Secondo il nuovo studio, pubblicato nel giugno 2026 sulla rivista “Endocrinology, Diabetes & Metabolism”, i sintomi descritti sarebbero tuttavia compatibili con “un’apoplessia ipofisaria”.

Si tratta di “un’emorragia acuta dell’adenoma ipofisario”, spiega Pozzilli. Una condizione che “può provocare un peggioramento improvviso e, nei casi più gravi, portare alla morte”. Due i possibili fattori scatenanti presi in considerazione: lo sforzo fisico compiuto durante le danze dell’epoca e la violenza sessuale di cui, secondo fonti storiche, Simonetta sarebbe stata vittima.

Episodi che, in presenza di un adenoma già di grandi dimensioni, avrebbero potuto far precipitare il quadro clinico della giovane. “Studi come il nostro permettono di rileggere la storia alla luce di nuove diagnosi”, osserva Pozzilli. Un principio che guida da decenni il suo lavoro.

Leggere nei dettagli di un volto, in un gesto o in una testimonianza i segni di una malattia “ci permette di capire cose che prima non capivamo e comportamenti che non interpretavamo”. Anche quando, per secoli, tutti hanno guardato nella direzione sbagliata. 

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