02 Oct, 2026 - 14:00

Come si riporta alla luce un cold case?

Come si riporta alla luce un cold case?

A quasi quarant'anni dall’omicidio di Cristiano Aprile, la Procura di Roma ha riaperto le indagini e iscritto un uomo nel registro degli indagati. Tra gli elementi acquisiti dagli inquirenti c’è il libro Chi ha ucciso Cristiano Aprile? Il delitto di via Levanna, pubblicato nel 2024 dal giornalista e scrittore Igor Patruno, che a Tag24 Magazine ha raccontato come si ricostruisce un cold case partendo da carte e testimonianze che il tempo sembrava aver sbiadito.

Dalle carte alle testimonianze: da dove si parte

L’interesse di Patruno per i cold case nasce con via Poma. “Ho iniziato a fare il giornalista in quegli anni e ho avuto la possibilità di seguirlo da vicino”, racconta. “Quando ho acquisito una maggiore libertà professionale, pur non essendomi occupato, nel corso della mia carriera, soltanto di cronaca nera, ho deciso di tornarci”.

Il metodo che ha utilizzato è stato lo stesso che avrebbe poi applicato anche ad altri casi, incluso quello di Cristiano Aprile: consultare gli atti e cercare un contatto diretto con chi quelle storie le ha vissute. È per questo che, nella scelta, predilige quelle che hanno avuto come sfondo Roma, la sua città. Dove sa meglio “come muoversi, cosa cercare, chi sentire”.

Nel 2023 ha pubblicato insieme al giurista Luca Dato il libro Via Poma. Anatomia di un delitto. Un lavoro che è stato richiamato dalla gip Giulia Arcieri quando, nel dicembre 2024, ha respinto la richiesta di archiviazione delle indagini riaperte nel 2022 dopo un esposto della famiglia.

“Il tentativo è di andare a cercare dove si è perso qualcosa - spiega - dove non si è visto qualcosa, ricominciando da capo e rileggendo tutte le carte”. Con Aprile è partito dai testimoni. Grazie agli appunti raccolti dal giornalista Maurizio Gallo all’epoca dei fatti, nel 1987, è riuscito a rintracciare alcuni ex compagni di classe del dodicenne.

“Pezzetto dopo pezzetto, dichiarazione dopo dichiarazione, metti a confronto le informazioni. Poi leggi ciò che ha scritto il medico legale, verifichi”. Operazione che richiede tempo, metodo e pazienza. “Sono andato a riguardare addirittura gli appunti della Squadra mobile. Li ho studiati per settimane. Alla fine sono venuti fuori nomi e situazioni che nessuno conosceva”.

Quando il giornalismo incontra la giustizia

Anche il volume dedicato da Patruno al caso Aprile è stato acquisito dalla Procura di Roma, che ha da poco aperto un nuovo fascicolo (sentendo il giornalista come persona informata sui fatti). “Sono soddisfazioni”, ammette lui, spiegando di non scrivere libri-inchiesta “solo per il piacere di farlo”, ma con l’ambizione di produrre qualcosa che possa avere un’utilità concreta.

“Non posso accettare che ci siano storie ancora senza verità e, nel mio piccolo, faccio di tutto per cercare di ricostruirle”, afferma. Una missione che coincide per Patruno con il senso più profondo del lavoro giornalistico. “Nel caso di Cristiano Aprile sono riuscito a parlare con persone mai ascoltate prima, che hanno raccontato cose importanti. La scena è cambiata completamente”. Così la svolta. “Il giornalista non può sostituirsi al magistrato - spiega - ma può porre domande che negli anni hanno smesso di essere formulate e dare nuovo impulso”.

Le persone prima di tutto: il lato umano dei casi

Filo rosso di tutte le storie che ha seguito sono le persone. Con Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, ha scritto il libro In nome della verità che è uscito per Mondadori - con una prefazione dell’avvocata Federica Mondani, da anni al fianco della famiglia - lo scorso settembre e che “ha alla base decine e decine, probabilmente alcune centinaia di ore di registrazioni”.

Di Cristiano Aprile parla “come un figlio”. “In verità - dice - è come se fosse il figlio di tutti noi, perché era davvero un ragazzino innocente”. C’è poi Alessia Rosati, su cui sta scrivendo il suo nuovo libro. La ragazza, allontanatasi da casa nel 1994, non è mai più tornata. Patruno ha incontrato i genitori e il fratello e ha letto circa centocinquanta lettere scritte di suo pugno, cercando nelle sue parole elementi capaci di restituirne la personalità e gli ultimi mesi prima della scomparsa.

Ancora, Alice Neri, uccisa e data alle fiamme nel Modenese nel novembre 2022. “Il volume che le ho dedicato nasce dall’incontro con la madre e il fratello: lo dovevo loro. Alice è l’esempio di come a volte le vittime vengano giudicate, massacrate anche da morte”, dice, riferendosi ai commenti sulla sua vita privata e alle insinuazioni che hanno accompagnato le indagini e il processo.

Per Patruno, raccontare un delitto significa anche restituire dignità alla vittima dove è stata intaccata e uno spazio al dolore delle famiglie, spesso oscurato dalla morbosità della narrazione pubblica delle vicende. “Dietro la cronaca, le ricostruzioni giudiziarie, ci sono vite spezzate”. È ciò di cui, sostiene il giornalista, bisognerebbe sempre tenere conto.

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