03 Oct, 2026 - 16:00

Cosa succede quando la giustizia sbaglia

Cosa succede quando la giustizia sbaglia

La mattina del 17 giugno 1983 Enzo Tortora veniva arrestato nell’ambito di un’inchiesta sulla camorra con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso e traffico di droga. Condannato in primo grado, fu assolto definitivamente dalla Cassazione nel 1987. A oltre quarant’anni, la Camera dei deputati ha approvato - con 178 voti favorevoli e 97 astensioni - la proposta di legge per istituire una Giornata nazionale che porta il suo nome. L’esame è ora passato al Senato.

La data scelta, il 17 giugno, è legata alla vicenda del giornalista, ma non punta a ricordare solo lui: il suo nome è diventato, infatti, simbolo di un fenomeno molto più ampio. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della libertà, della dignità personale, della presunzione di non colpevolezza e del giusto processo, ma anche di costruire una memoria condivisa delle vittime degli errori giudiziari e richiamare l’attenzione sulla necessità di ridurre le anomalie del sistema.

Errori giudiziari e ingiuste detenzioni: i numeri

Secondo le ultime elaborazioni dell’Associazione Errorigiudiziari.com, dal 1991 al 31 ottobre 2025 si sono registrati in Italia 32.484 casi complessivi tra ingiuste detenzioni ed errori giudiziari. Si parla, nel primo caso, di persone sottoposte a custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari che vengono assolte prima che la condanna diventi definitiva. L’errore giudiziario in senso stretto riguarda, invece, chi viene condannato nei tre gradi di giudizio e successivamente assolto attraverso un processo di revisione.

In pratica, la giustizia corregge sé stessa dicendo a un cittadino condannato: “Ho sbagliato, eri innocente”. Emblematico è il caso di Beniamino Zuncheddu, condannato per la strage di Sinnai, avvenuta nel 1991 nel Cagliaritano, e assolto dopo oltre 32 anni di carcere. Ma si ricordano anche i casi di Domenico Morrone, Angelo Massaro, Gesualdo Costantino. E altri. La differenza giuridica è importante per capire le proporzioni. Dei casi complessivi, 32.262 riguardano le ingiuste detenzioni e 222 gli errori giudiziari in senso stretto.

Per questi ultimi, tuttavia, la statistica sconta un “ritardo” burocratico. Come spiega Valentino Maimone, fondatore insieme a Benedetto Lattanzi del portale, l’ultimo dato ufficiale consolidato si ferma al 31 dicembre 2022. Ciò non significa che dopo quella data il fenomeno si sia azzerato, ma che i dati non siano stati ancora resi noti. Fino al 2022, gli errori giudiziari censiti erano in media quasi sette l’anno. Resta il buco nero del “sommerso”: vicende che, per motivi economici o presupposti tecnici, non riescono ad approdare al giudizio di revisione o si fermano prima.

Cosa succede quando la giustizia sbaglia

La revisione è un rimedio straordinario. E ottenerla è estremamente complesso. Servono “prove nuove”, elementi decisivi mai vagliati nei precedenti gradi di giudizio. Quando si supera lo scoglio del processo, c’è poi l’iter del risarcimento. La riparazione del danno per ingiusta detenzione o per errore non è automatica, né immediata: bisogna quantificare le conseguenze subite dalla persona e presentare le relative domande. Ci vogliono anni.

I numeri dicono che, nei primi dieci mesi del 2025, sono state accolte 535 richieste di riparazione per ingiusta detenzione, a fronte di 913 istanze presentate, per un totale di oltre 23,8 milioni di euro di indennizzi. Per quanto riguarda gli errori giudiziari in senso stretto, fino al dicembre 2022 lo Stato ha riconosciuto 86.206.214 euro di risarcimenti, con una spesa media annua di poco inferiore ai 2,7 milioni di euro.

Dietro questi dati freddi - che pure dicono molto - ci sono persone. Vite spezzate. Anni trascorsi dentro procedimenti, spesso dietro le sbarre. Limitazioni della libertà che il denaro, anche quando viene versato, non sarà mai in grado di restituire. E poi le conseguenze personali, familiari e professionali, che possono continuare anche dopo un’assoluzione, lasciando cicatrici profonde e difficilmente quantificabili.

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