Quasi tutte le cose belle a un certo punto finiscono, si sa. Questo luogo comune però non sembra essere condiviso dai fan degli Oasis. Tutto è cominciato con l’ondata di entusiasmo per via della tanto attesa e desiderata reunion della band nel 2025, un evento che sembrava impossibile e che è poi diventato realtà.
Dopo il sold out del tour che ha lasciato molti spettatori a bocca asciutta, i fratelli Gallagher hanno annunciato le date dei nuovi concerti in programma per il 2027, riaccendendo così le speranze dei fan. Poi a sorpresa è arrivata la notizia dell’uscita di un docufilm sulla mitica reunion del 2025, “Don’t look back in anger” un progetto nato dall’ideatore di “Peaky Blinders”, Steven Knight, presentato in anteprima mondiale il 5 settembre 2026 alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia.
Tirando le somme, dopo la reunion e il documentario, ora tutti - o quasi - si aspettano che la band di Manchester pubblichi un nuovo album. Un desiderio che però, a detta degli stessi Oasis, non verrà esaudito. Il motivo? Nessun piano malefico o solito litigio tra i fratelli Gallagher. A fare chiarezza sullo spinoso argomento ci ha pensato Liam, che da ex ribelle tutto “sex drug e rock’n’roll”, alla fine sembra l’unico in grado di ragionare lucidamente.
Il frontman del gruppo, infatti, ha spiegato di non voler pubblicare un nuovo disco degli Oasis perché rischierebbe di non essere apprezzato dai fan, in preda alla perenne nostalgia, vittima del mantra “era meglio prima”. Ma cosa succede quando la malinconia per i tempi andati, da sano sentimento, diventa un culto quasi ossessivo? Il peso delle aspettative, derivante dall’idealizzazione del passato e dal rifiuto del presente, rischia di far crollare anche un bel momento come una reunion - attesa per decenni - pensata solo per salutare dal vivo i fan e godersi una sana dose di nostalgia e nulla più.

Lo scorso anno il tanto atteso ritorno degli Oasis ha mandato in tilt tutti i fan. La reunion “Oasis Live ’25” ha suscitato un’ondata generale di entusiasmo, anche se tantissimi fan non sono riusciti a partecipare ai concerti, dato che i biglietti sono andati sold out in un battito di ciglia.
Dopo il successo di questi appuntamenti, di recente sui social Liam e Noel Gallagher hanno spoilerato che nel 2027 torneranno a esibirsi dal vivo in Europa. Inutile dire che la notizia ha fatto impazzire i fan (di nuovo).
Poi è arrivato l’annuncio a sorpresa dell’uscita di un documentario sulla reunion 2025, presentato in anteprima mondiale alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia. Il progetto si intitola “Don’t look back in anger” ed è uscito al cinema il 10 settembre 2026. Nato da un’idea di Steven Knight (il creatore della serie “Peaky Blinders”), il docufilm racconta i retroscena dei concerti, mostrando ai fan cosa è successo dietro le quinte, oltre a immagini e video esclusivi, con tanto di doppia intervista a Liam e Noel (la prima insieme dopo un’era geologica).
Così dopo la reunion, un documentario, un tour sold out e un altro ufficialmente in arrivo nel 2027, sul web ha cominciato a circolare la voce sulla possibile uscita di un nuovo album degli Oasis. Dopo più di quindici anni dalla pubblicazione dell’ultimo disco, “Dig Out Your Soul” (2008), il successo della reunion ha riacceso la speranza nel cuore dei fan, persuasi dal fatto che per il gruppo fosse finalmente arrivato un nuovo capitolo.

La richiesta di un nuovo album degli Oasis ha scatenato una tempesta di messaggi e commenti sui social, diventando virale nel giro di pochissimo tempo. I fratelli Gallagher sono rimasti inizialmente in silenzio, fino a quando non è arrivata la risposta di Liam, che ha messo a tacere tutti i fan.
Con il suo inconfondibile stile senza filtri, Liam Gallagher ha rivelato che gli Oasis non pubblicheranno un nuovo album, punto e basta. Ha ribadito che le voci sulla possibile uscita erano solo il frutto di una romantica illusione del pubblico. Il frontman della band, in riposta a un fan su X, ha spiegato:
Una risposta senza mezzi termini. Il cantante, in modo ironico e schietto, ha affrontato la realtà con coraggio, senza girarci troppo intorno. Oggi l’uscita di un nuovo disco degli Oasis sarebbe accompagnata da una pressione troppo forte, dettata dalle grandi - potremmo dire quasi irrealizzabili - aspettative del pubblico, pronto a giudicare il presente con gli occhi del passato.
Le critiche spietate e il rischio di deludere i fan hanno frenato in partenza la band che, non per paura ma per un dato di realtà, ha deciso di godersi i tour senza rovinare la magia del ritorno con un lancio che potrebbe spazzare via tutto in un lampo.
E così la nostalgia diventa un’arma a doppio taglio. Lo stesso sentimento che ha dato vita alla reunion degli Oasis ne ostacola la pubblicazione di un nuovo album. È il male del nostro tempo: non più un sano sentimento individuale, ma un fenomeno collettivo che ha pervaso la nostra cultura. Il risultato? Ci ritroviamo spesso a pensare che “era tutto meglio prima”, così solo per presa di posizione, senza nemmeno sapere più il perché e disprezzando a priori il presente.
Questo atteggiamento causa un perenne senso di insoddisfazione, una sorta di malessere che ci impedisce di goderci davvero il presente. La nostalgia è un tratto distintivo della nostra società, profondamente legata alla diffusione della pop culture.
Viviamo in un mondo in cui, in realtà, il passato non è mai stato così presente: e reboot, remake e rewatch ne sono l’esempio perfetto. Il cinema e le serie tv oggi riportano in vita i personaggi che abbiamo amato anni fa, ma non solo. È una tendenza che ha “colpito” anche altre arti come la musica e la letteratura. Tutto sembra ruotare intorno al mantra “era meglio prima”.
Questa tendenza deriva da un mix di fattori: l’incertezza sociale e il bisogno di conforto e stabilità a livello emotivo nel corso del tempo hanno spinto il settore dell’intrattenimento a produrre sempre più opere che sfruttano la memoria collettiva e la comfort zone.
Così, in un mondo dove tutto cambia in modo ultra veloce, dove una tendenza si fa vecchia in un lampo e tutto è a portata di clic, il passato diventa un porto sicuro. Ma quando la nostalgia diventa un culto, rischia di trasformarsi in una gabbia che intrappola anche quel che di buono viene dalla novità.
La nostalgia ha sicuramente il lato positivo di mantenere viva la memoria, di far apprezzare ancora opere del passato che hanno segnato intere generazioni, di creare un senso di comunità intorno a simboli condivisi. Ed è qui che si colloca la reunion degli Oasis: un momento storico prezioso che ha dato gioia ai fan e ha riportato insieme dal vivo la band, con tutte le sue canzoni che hanno accompagnato le vite di milioni di persone.
Il rovescio della medaglia è proprio al confine con questo tema: quando la nostalgia diventa un’ossessione, impedisce al presente - e di conseguenza al futuro - di evolversi, bloccando l’innovazione. Liam e Noel Gallagher (e, in generale, ogni artista), se lanciassero un nuovo disco sul mercato, rischierebbero di restare intrappolati nel proprio passato, sepolti dall’insoddisfazione perenne dei fan. Sarebbero costretti ad accontentare il pubblico invece che restare fedeli alla versione più autentica di loro stessi, che oggi è inevitabilmente diversa da quella di trent’anni fa, quando hanno conquistato la scena britpop e le classifiche mondiali.
Nel caso degli Oasis, pubblicare un nuovo album significherebbe inevitabilmente confrontarsi con un’eredità più ingombrante. Dopo successi leggendari come Definitely Maybe, (What’s the Story) Morning Glory?, Be Here Now, la verità è che il pubblico non sarebbe mai soddisfatto: nulla potrebbe eguagliare il glorioso passato agli occhi dei fan. E gli Oasis, lo sapevano bene prima di tutti, come ci fanno ricordare i versi di Don’t look back in anger, perché la nostalgia, quando diventa un culto, rischia di diventare un peso insostenibile.